PATRIMONIO ARTISTICO
Arte e Storia
La Chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie custodisce un importante patrimonio storico e artistico, legato alla memoria dell’antico complesso francescano, alla devozione mariana e alle opere che nei secoli hanno accompagnato la vita della comunità.
STORIA DELLA CHIESA
Dalle origini francescane alla chiesa attuale
La storia della Chiesa delle Grazie attraversa secoli di fede, arte e presenza nella città, dalle origini francescane del Quattrocento fino alla costruzione dell’attuale edificio ottocentesco.
Le origini francescane
Le origini della Chiesa delle Grazie sono legate alla presenza francescana a Bergamo e alla predicazione di San Bernardino da Siena. Nel 1422, grazie alla donazione di un terreno da parte di Pietro Ondei di Alzano Lombardo, fu possibile avviare la costruzione della chiesa e del convento francescano di Santa Maria delle Grazie.
Il complesso divenne nel tempo un importante punto di riferimento religioso e spirituale per la città, collocato in una zona allora esterna al nucleo urbano principale, ma destinata a diventare uno dei luoghi centrali della Bergamo bassa.
Dall’antica chiesa alla nuova costruzione
Nel XIX secolo, il progetto di riorganizzazione urbana della città prevedeva la realizzazione di un grande viale, l’attuale Viale Papa Giovanni XXIII, destinato a collegare la stazione ferroviaria con l’area di Porta Sant’Agostino e con l’accesso alla parte alta di Bergamo. In questo contesto di trasformazione urbanistica, dopo la soppressione del convento avvenuta nel 1810, l’antica chiesa fu demolita nel 1856 e successivamente riedificata in una sede leggermente spostata.
L’antica basilica era dedicata alla Madonna delle Grazie. Dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, avvenuta l’8 dicembre 1854, il vescovo di Bergamo Pietro Luigi Speranza volle integrare questa devozione nel titolo della nuova chiesa, che assunse il nome di Santa Maria Immacolata delle Grazie. La chiesa divenne poi prepositurale e santuario con proclama del 7 dicembre 1878.
Il Polittico di Vincenzo Foppa
Tra le opere più importanti legate alla storia delle Grazie vi è il Polittico di Vincenzo Foppa, realizzato intorno al 1500 e originariamente collocato nell’antica chiesa. L’opera è oggi conservata alla Pinacoteca di Brera, ma la sua memoria rimane fortemente legata alla comunità e al patrimonio artistico della Parrocchia.
Dal 2024, sull’altare della chiesa, è possibile ammirare una ricostruzione fotografica dei singoli comparti del Polittico, inserita in una cornice dorata che richiama le soluzioni decorative diffuse all’epoca. La presenza della ricostruzione permette di restituire visivamente alla chiesa una delle opere più significative della sua storia artistica.
La Cappella del Santo Jesus
Nel 1889 venne demolita l’antica cappella del Santo Jesus, situata nelle vicinanze dell’antico complesso conventuale. L’affresco venerato al suo interno fu salvato mediante lo strappo e successivamente ricollocato nella nuova cappella realizzata all’interno della chiesa, consacrata nel 1875.
Fu Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, a dedicare nel 1914 il primo studio moderno alla storia dell’icona del Santo Jesus. Durante la Prima guerra mondiale, negli anni del suo servizio come cappellano militare a Bergamo, frequentò assiduamente la Chiesa delle Grazie.
La devozione al Santo Jesus è ancora oggi profondamente legata alla vita della parrocchia. Ogni 15 del mese viene celebrata una Santa Messa in memoria del miracolo, solennemente ricordato ogni anno il 15 settembre.
Il Miracolo del Santo Jesus
Il 30 aprile 1544, alcuni testimoni raccontarono di aver visto l’immagine di Cristo sudare sangue dalla fronte. Il fenomeno si ripeté il 5 aprile 1575, durante il periodo in cui san Carlo Borromeo si trovava a Bergamo in visita alla diocesi e riconobbe l’autenticità del miracolo.
Il 15 settembre 1608, due ragazzi assistettero a un evento ancora più straordinario: videro la figura di Cristo sollevarsi e nuovamente sanguinare. La veste, originariamente rossa e blu, apparve bianca con bordature dorate; sul corpo comparvero i segni della Passione e intorno al capo un’aureola. L’immagine del Cristo portacroce apparve così trasfigurata in quella del Cristo risorto.
Da questi avvenimenti nacque una devozione destinata a mantenersi viva nei secoli e profondamente legata alla storia della Chiesa delle Grazie.
Gli eventi miracolosi furono documentati già in epoca antica da padre Francesco Gonzaga, nella sua opera pubblicata nel 1587, e successivamente da Candido Brugnoli, che nel 1609 dedicò al Santo Jesus una sezione della sua opera L’immagine del Re supremo, intitolata Le virtù miracolose della Croce.
L’interno della chiesa
La chiesa, in stile neoclassico e a croce greca, è dominata dalla grande cupola, impostata su un tamburo circondato da un peristilio di sedici colonne.
La decorazione della cupola fu realizzata tra il 1865 e il 1868 da Enrico Scuri, con la collaborazione di altri artisti. Tra questi Luigi Galizzi, autore dell’Annunciazione, della Visitazione e degli angeli che ornano i pennacchi. Ad Antonio Guadagnini si devono invece i medaglioni con la Natività e lo Sposalizio di Maria.
Nell’abside, Giovanni Battista Epis raffigurò Papa Pio IX nell’atto di proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione.
L’altare maggiore fu consacrato nel 1907 dal vescovo di Bergamo Giacomo Maria Radini-Tedeschi, che vi sigillò le reliquie di Maria Santissima e dei santi Alessandro, Fermo e Rustico. In quegli anni don Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, era suo segretario.
Al patrimonio decorativo della chiesa appartengono inoltre le figure delle eroine bibliche realizzate dai fratelli Cesare e Andrea Paleni.
Il ciclo di affreschi di Jacopino Scipioni
Nei primi anni del XVI secolo Jacopino Scipioni realizzò per la cappella della Trinità un importante ciclo di affreschi, commissionato dalla famiglia Cassotti de’ Mazzoleni. Un atto notarile del 12 agosto 1507 documenta il pagamento dell’opera. Gli affreschi narrano episodi legati alla storia di san Francesco.
Nel 1857 gli affreschi furono rimossi dalla chiesa e acquistati dall’avvocato Giuseppe Maria Bonomi, che li trasferì a Vertova, nell’ex chiesa del convento dei Cappuccini trasformata in dimora. Nel 2003 furono acquistati dalla Provincia di Bergamo e successivamente ricollocati nella Chiesa delle Grazie.
Il loro recupero ha permesso anche di ricostruire l’aspetto originario della cappella della Trinità: un ambiente a pianta quadrata, di circa cinque metri per lato, con soffitto a ombrello ottagonale, lunette e riquadri affrescati accompagnati da cartigli in caratteri gotici.















